I CANTINIERI

La patriottica Valentina Viola: ‘ Inno al Verdicchio!’

Alla fantastica proposta di scrivere sul “Taccuino del Cantiniere” non ho potuto che essere onorata d’essere inclusa in questo progetto…ma poi con l’accendersi della ratio ho riflettuto e mi sono chiesta: sarò all’altezza? Così ho pensato di esordire con una citazione.. Verdicchio!… Verdicchio!… Suona fresco! Suona vivo! Suona leggero, gradevole, giovanile, umile, naturale, grazioso, gentilmente pungente … vegetalmente acerbetto e piacevole … come un rametto verde pallido, croccante, cricchiante ….. il nome, specialmente d’estate, e specialmente quando si mangia pesce, ha un fascino irresistibile”. Con queste parole, uno dei più grandi maestri della letteratura moderna italiana, Mario Soldati, ha voluto descrivere il Verdicchio. Questo vino è uno dei simboli che identificano le Marche. Nel momento in cui si parla delle Marche non si può non associare la regione al Verdicchio, soprattutto se si adora il vino bianco! Inoltre non tutti i marchigiani sanno che la peculiarità di questo vino è che i vitigni possono essere coltivati solo nel territorio limitrofo a Jesi, la zona dei Castelli di Jesi. La zona dei Castelli di Jesi si estende fino alle valli del Misa e del Nevola, includendo parte dei comuni di Ostra e Senigallia. La denominazione di “Classico” viene riservata al Verdicchio prodotto nella zona originaria più antica, quella bagnata dal fiume Esino, ovviamente la zona di Jesi.  Solo in questi territori si associano la particolare ricchezza in minerali del terreno e le favorevoli condizioni climatiche che permettono la nascita, crescita e ricchezza del nostro vino. Anche la costante ventilazione che impedisce il formarsi di umidità sui grappoli, rende possibile lo sviluppo dell’uva. Non vi sto qui a compilare una scheda tecnica, ma vi assicuro che del Verdicchio vi colpisce Il profumo è fresco e fruttato, con note di mandorle amare, piacevolmente delicato. Il sapore è finissimo e asciutto, con un lieve retrogusto amaro. L’ideale, ve l’assicuro perché già da me assodato, è berlo in una serata di luglio, in buona compagnia, al tramonto, in una delle bellissime spiagge rocciose, scoscese al di sotto del verde del monte Conero, di fronte ad un piatto di pesce fresco pescato e cucinato di lì a poco. Provare per credere.

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